mercoledì 14 dicembre 2011

Spirited away - 千と千尋の神隠し

Il film capolavoro del regista di animazione giapponese più osannato e celebre degli ultimi anni, Hayao Miyazaki, insignito del premio Oscar 2003 come miglior film d'animazione e dell'Orso d'Oro nel 2002. La casa di produzione giapponese, l'ormai conosciuto Studio Ghibli, ha sfornato un film eccellente, delizia per gli occhi e per il cuore, dove ancora una volta il ruolo femminile spicca come archetipo di dolcezza, forza e determinazione. Motore primo è sempre l'amore, che nell'ingenuità di una fanciulla rischiara un mondo tetro e fumoso.

Titolo Originale千と千尋の神隠し - Sen to Chihiro no KamikakushiLa misteriosa scomparsa di Sen e Chihiro
Titolo italiano : La città incantata
Genere : Animazione
Anno : 2001
Paese : Giappone
Regista : Hayao Miyazaki
Sceneggiatura : Hayao Miyazaki
Cast : /
Colonna sonora : Joe Hisaishi, Youmi Kimura 
Distribuzione in Giappone :  Toho
Distribuzione internazionale : Walt Disney Pictures
Distribuzione italiana : Universal Pictures
Locandina
Trailer :
 
Trama : Durante il trasloco verso la sua nuova dimora, la piccola Chihiro si imbatte coi suoi genitori in una stradina nascosta nel bosco, alla fine della quale si trova quella che sembra la misteriosa entrara di un vecchio Lunapark abbandonato. Entrati, si ritrovano ben presto in un luogo idilliaco con miriadi di luminosi edifici e ristoranti che offrono cibo gratuito. Chihio sente puzza d'imbroglio, ma i genitori si ingozzano comunque e vengono maledetti per aver mangiato il cibo, tramutandosi in maiali. Inizia così l'Odissea della piccola Chihio, che nel tentativo di strappare i propri genitori dalla maledizione verrà vincolata a lavorare nelle terme degli spiriti dalla malefica strega Yubaba, conoscerà spiriti ed esserini di ogni sorta e troverà l'amore in un misterioso ragazzo di nome Haku.
Voto da 1 a 10 : MoonlightHaze - 10
Recensione di MoonlightHaze :
Non ho parole per descrivere un simile capolavoro. Posso solo dire che mentre compilavo la recensione e rileggevo la trama mi è venuta la pelle d'oca più e più volte. Il film è assolutamente perfetto sotto ogni punto di vista : animazione e fondali impeccabili, dai colori sgargianti che credo abbiano esaurito la tavolozza di Madre Natura ( la scena di Chihio che corre fra gli oleandri in fiore è qualcosa di meraviglioso ) , colonna sonora perfetta in ogni situazione, trama e personaggi da favola. Insomma è un portentoso haiku visivo, dalla potenza semantica e simbolica travolgenti. L'intreccio tipicamente nipponico di spiriti buoni e malvagi, influenze magiche e potenza dell'essere invaso dal dolce potere dell'amore e della fedeltà permea ogni singolo millimetro della pellicola. Miyazaki d'altro canto ci ha abituato a pellicole d'alto profilo, dove il personaggio femminile, depositario dell'amore più viscerale e della forza per così dire materna dello spirito, troneggia su tutto ciò che può impedire il buon esito dei suoi desideri, sempre puri e giusti, rivolti prima verso gli altri e poi verso se stessi ( due pellicole per tutte : Nausicaa della Valle del Vento -風の谷のナウシカ, Kaze no tani no Naushika, e Principessa Mononoke- もののけ姫, Mononoke Hime  ) . Il film ha una impressionante potenza visiva, cui si accompagna una sceneggiatura che non lascia nulla al caso e ricama dettagli su dettagli senza mai scadere nel pacchiano, con un'equilibrio e un'eleganza che sono propri solo del Giappone. I personaggi devono svolgere un percorso di formazione individuale per raggiungere la verità su se stessi e il compimento ultimo dei loro scopi, assumendo su di sè il dolore e le difficoltà di altri esseri. Chihio è qui il catalizzatore delle forze che gravitano attorno al mondo incredibile delle terme degli Spiriti, luogo divertente ed inquietante allo stesso tempo : l'abilità di Miyazaki sta sempre nel riuscire a coniugare magistralmente l'innocente e il brillante con il malvagio, il terrificante e l'oscuro, risolvendo sempre tutto nella luce e nel calore del puro amore. Chiunque fosse talmente superficiale da liquidare un simile prodotto come "cartone animato giapponese" o "film per bambini", farebbe bene a temere di essere trasfomato in maiale! ;)                                                                                                                                                                                

mercoledì 30 novembre 2011

La bambola assassina

Il sottogenere horror definito "trash" è caratterizzato da linee guida ben precise e per lo più stereotipate che fecero di questo filone uno dei più famosi degli anni '80. Il film che voglio recensire stasera è uno degli emblemi del trash appunto del decennio sopra menzionato: si tratta di una pelllicola sicuramente molto influente in quegli anni dove il male e la paura vennero stemperati da venature comiche tipiche di questo genere di film.

Titolo originale: Child's play
Titolo italiano: La bambola assassina
Genere: horror
Anno: 1988
Paese: USA
Regista: Tom Holland
Sceneggiatura: Don Mancini, Tom Holland, John Lafia
Cast: Catherine Hicks, Chris Sarandon, Alex Vincent, Brad Dourif
Colonna sonora: Fernando Velazquèz
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Locandina:




Trailer:


Trama: Il pericoloso criminale detto "lo strangolatore" rimane ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia all'interno di una fabbrica di giocattoli. Un attimo prima di morire però riesce, tramite una formula vodoo, a trasferire la sua anima in una bambola, Chucky,  che verrà successivamente regalata ad un bimbo dalla madre. Questa bambola prende vita ed uccide tutti coloro che le ostacolano il cammino nel suo tentativo di trasferirsi in un corpo umano che sarà quello della prima persona alla quale Chucky rivelerà la propria identità.

Voto da 1 a 10: Corpsegrinder88- 7

Recensione di Corpsegrinder88: Fin da piccolo ero profondamente attratto da horror di questo stampo semplice ed immediato, quelli troppo complicati e con troppe pretese non mi sono mai piaciuti: non è difficile perciò indovinare di quale filone faccia parte questo film che fin dal titolo rivela la sua esile trama.
"La bambola assassina" è uno di quei lavori che o piacciono o non piacciono senza mezze misure in virtù del fatto che il film stesso gira tutto intorno ad un unico tema che non spazia in nessun altra zona se non nel trash più puro; al tempo era difficile pensare ad un soggetto più originale di questo tanto è vero che il film ha avuto ben cinque sequel e si è guadagnato a buon diritto la fama di trash-movie per eccellenza.
Che dire del film nel suo complesso? Beh innanzitutto la caratteristica che più mi ha colpito della pellicola è la comicità (volontaria però) , un elemento impensabile per un horror (serio) ai giorni nostri: il film infatti è infarcito di un umorismo che non lascia indifferenti, un sarcasmo dato dall'inverosimilità del malvagio protagonista che giustamente agli occhi dello spettatore di ieri e di oggi risulta ridicolo. A mio avviso tutto questo non è casuale, infatti ciò che spaventa e mette più inquietudine viene da qualcosa che crediamo innocuo, non da qualcosa che sappiamo essere ostile a noi. Alla fine l'intero svolgimento risulta più che mai liscio e banale come tradizione trash vuole, però c'è da dire che dall'inizio del film fino a quando Chucky rivela la sua identità per la prima volta l'adrenalina e il cuore in gola non sono mancati da parte mia: mi aspettavo infatti che da un momento all'altro il malvagio pupazzo cambiasse il suo atteggiamento passando da bambola dolce e rassicurante ad un giocattolo diabolico ed assassino.
Gli effetti speciali ovviamente sono piuttosto poveri tenendo conto anche dell'anno di lavorazione e della difficoltà nel rendere verosimile una bambola alta cinquanta centimetri che uccide persone in carne ed ossa, ma ho molto apprezzato lo sforzo che ci sta dietro e devo dire che il lavoro non è risultato totalmente da scartare anche se momenti imbarazzanti e veramente spassosi (e questi sono involontari) non mancano.
Cocludendo quindi posso dire di non voler condannare questo horror (anche perchè a me i film di questo genere, purchè non siano ridicoli, piacciono tutti) che è riuscito, specialmente nella prima parte a mettermi paura senza scadere nella banalità dei dialoghi pur scadendo in quella dello svolgimento. Sicuramente da tenere in considerazione come punto di riferimento per il grande horror targato anni '80.

giovedì 24 novembre 2011

Insidious

Il film recentemente uscito vorrebbe essere una riproposizione in chiave moderna di vecchi cliché di film spiritici nel pieno stile horror anni '80, accompagnato dalle ambientazioni retrodatate della casa ( tipico sfondo horror dello scorso ventennio) e delle sedute medianiche. La buona riuscita del film è, per noi due, da mettere quantomeno in dubbio.

Titolo originale: Insidious
Titolo italiano: /
Genere: horror
Anno:2011
Paese: USA
Regista: James Wan
Sceneggiatura : Leigh Whannel
Cast: Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Lyn Shaye, Barbara Hershey
Colonna sonora: Joseph Bishara
Distribuzione: Filmauro 
Locandina : 
Trailer : 

   

Trama : Il film inizia con la felice famiglia Lambert ( padre, madre e tre splendidi bambini) che disfa i pacchetti di un recente trasloco in una enorme villa. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma qualcosa inquieta la madre fin dal primo giorno. Purtroppo il maggiore dei figli, dopo una caduta, va a dormire e non si sveglia più. Da quel momento nella casa iniziano ad accadere dei fenomeni inspiegabili ed inquietanti. La nonna del bambino consiglia allora ai genitori di rivolgersi ad una medium. A quanto pare una vecchia storia sta per ripetersi.

Voto da 1 a 10 : Moonlight Haze - 6  Corpsegrinder88- 5

Recensioni :

Moonlight Haze : deludente. Mi aspettavo molto da questo film, molto di più. La ripresa delle atmosfere anni '80 era un'idea che trovavo allettante. Era da un pò che non si vedeva un buon film in vecchio stile, con spiriti demoniaci non identificati, fantasmi e ospiti malefici. Il modello della medium è di recente ripresa ( vedere Drag me to Hell, diretto dal magistrale Sam Raimi), ma non ha funzionato a dovere. Purtroppo non so che manchi a questo film: ha un buon cast, buona ambientazione, interpretazioni riuscite; nonostante questo non mi ha spaventato nè coinvolto. Eppure l'ho visto di notte, al buio e con tanto di copertina. Nulla di nulla. Nei momenti di maggior climax il film non è in grado di spaventare, la tensione è liquida e fin troppo diluita. Gli unici attimi di "spavento" ( non paura, voglio ribadire) sono quelli del mostriciattolo rosso alle spalle del papà e.... basta. Perfino la scena finale con la vecchia mummia è assolutamente scontata, prevedibile e troppo lenta, per quanto l'intento e la sorpresa fossero lodevoli. Il tratto finale, quello nell'Altrove, che doveva essere in assoluto la parte con maggiore influenza anni '80, non raggiunge il fascino di quel periodo, che era un misto di horror grottesco e ingenuità. Sembra quasi che il fim si divida fra un desiderio di emulazione e una tensione verso film alla Paranormal Activity. Credo che tutto ciò che c'era di buono in questo film sia stato sprecato, è una sensazione che mi ha pervaso per tutta la visione. Ritengo che siano stati mal calcolati i tempi, sopra ogni altro errore; inoltre gli effetti sonori erano poco incisivi, poco amplificati ( giuro che mi ha inquietato di più la scritta iniziale con la musichetta sottostante di tutto il resto del film). Il clima è rimasto sempre troppo casalingo. Un esperimento mal riuscito; d'altronde, gli anni '80 sono passati da un pezzo. E a mio avviso non si ripeteranno mai. 

Corpsegrinder88: premetto fin da subito che non sono mai stato amante di questo tipo di film horror ma ho voluto dare un chance anche a questo Insidious del quale mi erano giunte voci più che positive che purtroppo però  non rispecchiano il mio giudizio.
Innanzitutto l'ho trovato un film uguale a mille altri non solo come trama ma anche come ambientazioni, caratterizzazione dei personaggi e sviluppo complessivo: la solita casa apparentemente tranquilla, il solito bambino posseduto da spiriti malvagi e i soliti genitori che non sanno a che santo votarsi. Tutto questo non sarebbe stato neanche un male se solo questi elementi fossero stati sviluppati in modo diverso, intendo dire che gli stereotipi del genere non mutano di una virgola quelli che sono i motivi degli stessi, non hanno anima nè connotazioni tali da poter segnare lo spettatore. Durante tutto l'arco del film i momenti che dovrebbero essere carichi di malvagità e trasmettere a chi guarda una certa inquietudine sono in realtà vuoti, incapaci di incidere fino in fondo lasciandoci a bocca asciutta, come se ci mostrasse una prelibatezza della quale non possiamo gustarne neanche un pezzo. Il finale lascia sì un po' di dolce ma a conti fatti il più buono se n'è andato o meglio non c'è mai stato. Concludendo non posso far altro che lasciare un giudizio purtroppo insufficiente ad un film che sicuramente aveva tante potenzialità, purtroppo sprecate e quasi mai messe in luce, potenzialità che dovevano essere impostate in modo diverso (lavorare su tempi d'azione immediati senza prolungare inutilmente momenti che sarebbero stati preziosi se giocati meglio) e collocate negli spazi giusti. Eventualmente da rivedere ma dubito che il mio giudizio possa cambiare.

domenica 20 novembre 2011

American history x

Questo film che ho avuto il piacere di rivedere l'altra sera è veramente una mazzata sullo stomaco, uno di quei film che ti segnano in maniera indelebile e che ti muovono qualcosa dentro. La recensione che sto per scrivere necessita di una particolare disposizione dell'animo.

Titolo originale: American history x
Titolo italiano: /
Genere: drammatico
Anno: 1998
Paese: USA
Regista: Tony Kaye
Sceneggiatura : David McKenna
Cast: Edward Norton, Edward Furlong, Beverly D'Angelo, Ethan Suplee, Elliott Gould, Stacy Keach
Colonna sonora: Anne Dudley
Distribuzione: Medusa Video
Locandina:
  
Trailer:


Trama: Derek Vinyard viene scarcerato dopo aver trascorso tre anni in prigione a causa dell'uccisone di un gruppo di gangster neri che volevano rubargli l'auto.Questo gesto è stato scatenato anche dall'odio che egli prova per i neri, un sentimento che lo pervade da quando suo padre è morto per spegnere un incendio in un ghetto afro-americano.
All'uscita dal carcere Derek è cambiato grazie a diversi avvenimenti che lo segneranno nel profondo ma il fratello minore, Danny, è già avviato sulla strada sbagliata, quella che aveva intrapreso prima del carcere  Derek. I due dovranno confrontarsi sul modo di affrontare le diversità etniche...

Voto da 1 a 10: Corpsegrinder88- 8,5

Recensione di Corpsegrinder88: devo ammettere che valutare un film che tratta un tema così delicato è veramente dura. Innanzitutto il tema dell'intolleranza è stato più e più volte affrontato, cadendo spesso e volentieri in flop clamorosi, vedi "Il momento di uccidere" (1996). Certamente vorrei essere il più imparziale possibile con questo film per quanto sia interpretato da attori che adoro, in primis Edward Furlong ma anche cercando con tutto l'impegno possibile un qualche difetto a questo film non riesco proprio a vedere un'interpretazione sbagliata, un momento non reso con le giuste immagini, con la giusta dose di sofferenza e di cattiveria. Sicuramente nella maggior parte dei film la lunga durata non aiuta a mantenere l'attenzione dello spettatore ma in questo caso essa è un punto di forza, anzi migliora di molto l'evoluzione dei personaggi , il loro cambiamento all'interno del contesto e in relazione agli altri.
Se Edward Norton riveste il ruolo del nazista ricoperto di tatuaggi provocatori in modo magistrale, non da meno risulta il lavoro di Edward Furlong, un attore purtoppo prematuramente eclissato a causa di problemi di droga. Penso francamente che la violenza utilizzata senza misure sia un mezzo straordinario per rendere non solo la spietatezza del mondo ma anche il livello di odio che può essere raggiunto in conseguenza di una tragedia familiare, una situazione interiore che sconvolge la vita di un giovane ragazzo.
Azzeccata è anche, secondo il mio parere, l'idea di rendere in bianco e nero le scene legate al passato che è allo stesso tempo sbiadito ma anche molto cupo, un passato che non apartiene più a nessuno, nè a buoni nè a cattivi, nè a bianchi nè a neri.
Il finale poi è di un'intensità senza paragoni, uno struggimento indescrivile che lo spettatore non può fare a meno di provare per una vita costruita e distrutta nello stesso tempo, una vita che non si potrà mai recuperare perchè ormai irrimediabilmente compromessa.